PIETRE FERITE (STORIA DI UNA CITTA' FANTASMA: POGGIOREALE)

[English Version]

La notte del 14 gennaio del 1968, un violento terremoto colpì una vasta area della Sicilia Occidentale, il Belice. Tre piccoli paesi, Gibellina, Salaparuta e Poggioreale, furono duramente colpiti dal sisma, distrutti, come risucchiati dal suolo. Le case, per la maggior parte, costruite in tufo, crollarono in pochi minuti.

Se di Gibellina e Salaparuta, nulla è rimasto dei vecchi centri abitati, di Poggioreale è rimasto l'intero impianto urbano, gran parte delle abitazioni, delle chiese e di qualche edificio pubblico. Lungo la statale che porta verso Poggioreale, in auto, inizio ad intravedere qualche rudere, quel senso di morte e distruzione entra nell'anima portando con sè anche un irreale clima di quiete.

C'è quasi un silenzioso accordo tra la natura e quel che resta dell'antica Poggioreale. Da lontano, i ruderi del vecchio paese sembrano confondersi con il paesaggio che li accoglie. I colori, già sbiaditi, degli edifici si mimetizzano con quelli dei campi e, giorno dopo giorno, quelle "pietre ferite" muoiono sempre di più erose dal vento e dalla pioggia.

La tragedia del Belice sembra essere ora raccontata in eterno dalle vie deserte del paese e dai suoi edifici vuoti, senza anima.

Poggioreale è un monumento alla memoria; affascina e perturba ma, nel contempo, suscita rabbia e sgomento per lo stato di abbandono che ora forse ferisce più del terremoto.

Percorro a piedi il corso principale del Paese, corso Umberto I. Splendide facciate di palazzi nobiliari lasciano ancora trasparire la bellezza di un tempo, la biblioteca comunale adiacente alla scuola elementare. Di fronte, il palazzo del Municipio e, poi, quello che rimane del teatro comunale.

Infine, arrivo nell'ampia piazza Elimo, il cuore pulsante dell'antico centro. Una scalinata sale fino a quello che rimane della Chiesa Madre.

Passeggio per le piccole traverse, osservo ciò che rimane di piccole tracce di una vita che non c'è più. Nelle case morte, qualche tenda che fluttua o qualche imposta che sbatte al ritmo del vento che sembra soffiare dolcemente su quei resti. Quel tavolo e quelle sedie, quelle bottiglie vuote, le porte aperte sul nulla: eteree presenze che toccano il mio animo. Ciascuno di questi oggetti ha storie da raccontare perchè a ciascuno di essi ne è stata affidata la memoria. Su ciascuno di questi oggetti è poggiato un sottile strato di polvere, la polvere del passato.

Le pietre di Poggioreale sembrano parlarmi, e raccontano ogni giorno di un tempo irrimediabilmente perduto. Abbandonata negli anni dai suoi abitanti sopravvissuti al terremoto, Poggioreale cerca in tutti i modi di restare in piedi, non vuole essere dimenticata.

Tutti hanno dimenticato il vecchio paese. Anche gli Amministratori locali, troppo distratti dagli interessi della politica, si sono ormai dimenticati di questa Terra, di questo Luogo. La dignità di un popolo mortificata nel post terremoto. Un intero popolo ghettizzato, stipato dentro minuscole baracche di lamiera. Un dramma che si è trasformato nella disillusione generale.

Il silenzio è ormai calato tra i vicoli del vecchio centro, il paese si è sgretolato casa dopo casa. Quelle "pietre ferite" muoiono ogni giorno sempre di più come quando dopo un giorno di pioggia ogni casa non riesce a trattenere le sue pietre che crudelmente cadono sfinite per rovinare nelle strade.

Solo silenzio, un infinito e sacrale silenzio tra quelle pietre ferite.